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giovedì 10 marzo 2011

Salle de bain, salle d'eau et LES toilettes!

Il tema d'oggi, come avrete intuito, sono le differenze tra le varie diciture che ci sono in Francia per indicare quello che in italiano chiamiamo molto semplicemente "bagno".
Sono cose che vale la pena di ricordarsi se siete ospiti da un parigino, perché rischiereste di eclissarvi per far pipì con la scusa di lavarvi le mani, e trovarvi in una stanza senza water!
Infatti i bagni francesi, si dividono in due stanze, la salle de bain: con vasca e lavabo grande, chiamata salle d'eau se invece della vasca c'è la doccia, e LES toilettes (e non LA toilette, poiché maschile e plurale) dove troviamo invece la tazza del water e eventualmente un piccolo lavandino buono giusto per sciacquarsi le dita!
Ebbene... lavabo c'è, vasca c'è, water c'è.. cosa manca all'appello?! Ovviamente il bidet!
Santo Graal (un po' blasfemo?) di tutti gli italiani all'estero, il bidet, in Francia, rimarrà un nostalgico ricordo.
Nonostante l'origine francese (bidet significa pony, per via della posizione "a cavallo" che si assume nell'utilizzo) questo accessorio da bagno non ha riscosso molto successo in questa nazione... dopotutto si sà, nessuno è profeta in patria!


al posto del bidet, ho una lettiera per gatti
Le thème d'aujourd'hui, comme vous l'aurez deviné, sont les différences entre les diverses indications qu'il y a en France pour indiquer ce que nous appelons en italien tout simplement "bagno".
Ces choses sont pas inutile à rappeler, dans le cas où vous êtes invité chez un parisien, vous risquez de vous éclipser pour faire pipi sous prétexte de vous vous laver les mains, et de vous vous retrouver dans une chambre sans le toilette!

En fait, les bains français, sont divisés en deux chambres, salle de bain: avec une grande baignoire et lavabo, (qu'on appelle salle d'eau si à la place de la baignoire il y a une douche) et LES toilettes (pas LA toilette, étant masculin et pluriel) où l'on retrouve le water et, éventuellement, un petit évier, bien juste pour se rincer les doigts!
Eh bien ... Il y a le lavabo, il y a la baignoire, il y a le water.. qu'est ce que manque? De toute évidence, le bidet!
Saint-Graal (un peu blasphème?) de tous les Italiens à l'étranger, le bidet, France, restera un souvenir nostalgique.
En dépit de l'origine française (bidet ça veut dire poney, en raison de la position "à cheval" qui suppose l'utilisation) ce accessoire pour bain n'a pas eu beaucoup de succès dans ce pays... mais bon, comme vous le savez, nul n'est prophète en son propre pays!

mercoledì 23 febbraio 2011

Bonjour, bonsoir, merci, au revoir!

Un'abitudine francese che ho cominciato ad apprezzare, è l'obbligatoria cortresia con la quale ci si rivolge al prossimo.
In italia siamo abituati ad entrare al bar e a lanciare al barista "un caffè!" o al più "un caffé, grazie!" ma qui a Parigi, rischiereste di passare per zoticoni maleducati!
In boulangerie, alla cassa, al bancone di un pub, allo sportello della metro, in edicola e in qualsiasi altro posto, bisogna prendersi la pena di fermarsi un minuto a salutare e ad aggiungere qualche formuletta di cortesia prima di esporre la propria richiesta, ed una volta esaudita, concludere con sorrisi e ringraziamenti vari.
All'inizio può sembrare una cosa forzata e insincera, ma si sa, la mente risponde al corpo, e se sorridendo allo specchio ci sentiamo già un po' meglio, sforzarsi ad essere cortesi porta inevitabilmente a diventarlo!

 MILANO:
Dica!
Uno sfilatino.
A lei, altro?
no, è tutto
arrivederci
'derci


PARIS:
Bonjour Mademoiselle, qu'est-ce que je peux vous donner?
Bonjour Madame, est-ce que je pourrais avoir une baguette s'il vous plaît?
Bien sur! À vous Mademoiselle, vous désirez autre chose?
Non merci, ça suffit. Au revoir et bonne soirée à vous Madame
Au revoir Mademoiselle, bonsoir!

Une habitude française que j'ai commencé à apprécier, c'est la courtoisie obligatoire avec laquelle il faut s'approcher aux autres.
En Italie on est habitué à entrer dans un café et crier au barman "un café!" ou maximum  "un café, svp!", mais ici à Paris vous risquerez de vous faire prendre par de voyou mal elevé! 

En boulangerie, à la caisse, au comptoir d'un pub, au guichet du métro, au kiosque à journaux, et chez n'importe quel endroit, il faut avoir la peine de s’arrêter un petit minute pour saluer et ajouter quelques formules de courtoisie avant de poser la propre demande et un fois avoir obtenu ce qu'on cherchait, il faut conclure avec souris et remerciements! 
Au debout ça peut sembler une chose forcé et insincère, mais on dit que l'esprit réponde au physique, et si on sourions au miroir, on sera plus heureux, faire l’effort de paraître courtoise, nous rendra vraiment plus courtoise!

lunedì 21 febbraio 2011

les encombrants

Parigi è una città dove i traslochi sono all'ordine del giorno.
Passando da uno studio all'altro, molti parigini fanno pulizia delle loro suppellettili, e decidono di disfarsi del superfluo che spesso è in ottimo stato.
Ma Parigi è anche la città degli studenti fuori sede più squattrinati d'Europa, dato che gli affitti sono alle stelle e mezzo kg di pasta costa 3€, per tanto grazie ad un principio karmico non ben definito, molto spesso quest'ultimi finiscono per arredare casa con ciò che altri gettano. 
Infatti l'amministrazione parigina mette a disposizione un servizio gratuito di ritiro dei rifiuti ingombranti, e attraverso il loro sito è sufficiente indicare l'indirizzo e il tipo di rifiuto per sapere a che ora mettere gli oggetti fuori casa.
Più di una volta mi è capitato di passare per i marciapiedi e trovare librerie, scrivanie, specchi e tanto altro ancora in ottimo stato, e prima dell'arrivo del camion dei rifiuti, chiunque può approfittare di quello che trova.
All'italiano medio può sembrare una cosa in stile squatter, ma in un'ottica ecologica, ridare utilità ad un oggetto ancora valido piuttosto che farlo diventare spazzatura, mi sembra la cosa giusta da fare!

Paris c'est une ville où les déménagement sont à l'ordre du jour. En passent par un studio à l'autre, beaucoup de parisiens font les grandes nettoyages de leurs mobilier, et choisissent de jeter le superflu même si s'agit souvent de choses en bonne état!
Mais Paris c'est aussi la ville des étudiantes étranger plus "sans le sou" d'Europe, étant donné que les loyers ont de prix fous et que un demi-kilo de pâtes ça coûte 3€, pourtant, en remerciant un principe karmique non-défini, souvent ces derniers finissent pour fournir la propre maison avec les choses que autres ont jetez!

En fait, administration parisien a mis à disposition des citoyens un service gratuit pour retirer les objets encombrants, et avec leurs site ça suffit de donner l'adresse et le type de refus pour savoir à quelle heures poser les objets hors dans la rue.
très souvent m'est arrivé de passer par les trottoirs et de trouver étagères, bureaux, miroirs et autre choses en très bon état, et avant l'arrive du camion, quiconque peut profiter de ce que trouve.
Au l'italien typique ça peut sembler une chose trop squatter, mais dans l'idéologie écologique, ri-donner utilité à un objet encore valide plutôt que le faire devenir déchet, c'est la bonne chose à faire!

giovedì 20 gennaio 2011

Le macrodifferenze cap 2

La seconda differenza della quale vorrei scrivere, riguarda la natura femminile.
Chiudete gli occhi per un istante, e immaginate una donna francese.. quasi certamente penserete ad una ragazza molto elegante e profumata, una femme fatale.
Vi verranno alla mente vocaboli francesi come guêpière o lingerie, e avrete delle reminescenze da media inferiore rigurdo la cosidetta "francesina".
Niente è più distante dalla realtà dei fatti!
La donna francese è in primo luogo una donna emancipata, una donna forte, moderna e sicura di sé.
Una donna per nulla subordinata all'uomo, sua pari in tutto e per tutto, svestita da condizionamenti sociali che la vogliono figlia, compagna o madre.. una donna protagonista indiscussa della propria vita.
È per questa loro totale indipendenza dal genere maschile, che le parigine non sentono l'esigenza di essere uno "strumento di seduzione".
La loro femminilità (così come la intendiamo noi italiani) è spesso sacrificata alla praticità.
Senza trucco, senza tacchi, spettinate e mon dieu con calze smagliate, queste degne discendenti di Giovanna d'Arco affrontano la loro vita senza imbarazzo.
Una cosa impossibile per me, che seppur non rappresento il non plus ultra della femminilità, mi trucco persino per andare al mercato, coordino borsa e scarpe, e non posso tollerare la ricrescita oltre ai 2cm!
Ho visto degli splendidi esemplari, giocare a freccette con grande disinvoltura, nonostante i due orsacchiotti di peluches in letargo che avevano sotto le ascelle, ho visto nane da circo indossare delle ballerine e innumerevoli donne indossare cappotti che un italiano può al massimo clementemente definire "gipsy"!
Ma non tutto il male vien per nuocere, infatti è alla naturalezza delle parigine che dobbiamo il grande fermento creativo della moda cittadina!
Per i boulevard della Ville Lumière tutto è concesso, e si respira la libertà di disporre del proprio corpo e del proprio armadio come più piace (clicca qui per qualche esempio di stile "impeccabile")
Tutto questo, contrasta visibilmente con i riconoscibili turisti italiani, definiti anche "ritaliens".
Non ci si può sbagliare.. il 95% delle borsette Louis Vuitton indossate a Parigi, penzolano dal braccio di una connazionale!
Gli italiani, indossano una divisa standard: moncler, UGG, occhiali da sole esagerati... tutto è ipergriffato, e assolutamente identico da persona a persona.
L'esibizione del marchio è una cosa quasi inesistente a Parigi, dove viene considerata una pratica di cattivo gusto.
L'unica griffe comparabile alle nostre, la troviamo su una borsa di tela da 75€, la Longchamp, che è l'unico elemento di omologazione che ho potuto osservare da più di un anno.
Che dire quindi? entrambe le sfumature di femminilità hanno degli inconvenienti.. a ciascuno la propria scelta. Personalmente, consigliereri una Monica Bellucci, nella quale sono sapientemente miscelate, la femminilità mediterranea e la semplicità d'oltralpe!

Le macrodifferenze cap 1

Uno degli argomenti che ritengo doveroso affrontare, sono le conturbanti differenze tra noi figli dello stivale, e i franzosi.
Tralasciamo seppur per un solo momento, la folkloristica assenza del bidet, che collocheremo successivamente in un quadro storico-sociale ben più ampio, e grazie a questo video concentriamoci su un'altra delle macrodifferenze.


I parigini sono completamente slegati dalla cultura cattolica, nella quale invece noi italiani siamo totalmente immersi, volenti o nolenti ,e più o meno consapevolmente.
Da una decina d'anni mi considero atea, ma come la maggior parte degli italiani, sono stata battezzata e ho ricevuto tutti i sacramenti fino alla cresima.
In seguito, non ho mai frequentato l'oratorio, ed ho sempre scelto di essere esonerata da religione a scuola.. va da sé che ad esclusione di un paio di matrimoni e natali, non ho più assistito ad una messa, e che nelle chiese entro come visitatrice e non come fedele.
Nonostante questo, la mia personalità si è modellata in un ambiente intriso di cultura cattolica rispetto a quella dei parigini!
Qui, raramente le persone sono battezzate, e nessuno sembra avere idea di cosa sia la pentecoste, per dirne una.
Durante una lezione in uni, analizzando un capitolo di Le Nœud de vipères, la professoressa ha dovuto spiegare cosa fosse la quaresima, il tutto in una profusione di pardon ed excuse moi, per non urtare la sensibilità dei non cattolici.
Le vacanze, non sono legate alle festività religiose, ma alle stagioni (vacances de printemps o d'hiver), i matrimoni sono considerati accessori ed è la convivenza la scelta più comune, al massimo coronata da PACS.
Di sesso, se ne disute con naturalezza in famiglia e non. La pillola del giorno dopo è disponibile presso qualsiasi farmacia, addirittura gratuitamente per le minorenni, con garanzia di privacy e senza prescrizione medica né diritto di obiezione del farmacista.
Queste cose in Italia sono ancora fantascientifiche, ed il perché è proprio da ricercare in questo diverso approccio alla religione.
Prima di aver osservato questa differenza, ho sempre consiedrato la religione solo come qualcosa di obsoleto e limitante del quale liberarsi, mentre ora ho cominciato a considerare la cultura cattolica (NB: non parlo di fede, che è una questione strettamente personale, ma sempre e solo di cultura) come qualcosa da conservare.
Dopotutto, la cultura cattolica è la base delle radici europee, o sbaglio?
O forse è solo perché è alla base delle mie radici, che mi sembra doveroso conservarla? O solo per lo sfizio di riconoscere i santi raffigurati nei loro martiri? O per il gusto di indossare un abito bianco?
Di una cosa sola ho certezza, che la mia etica, per quanto si autodefinisca laica, è costruita sulla base di questa cultura cattolica, che entra osmoticamente in noi italiani!
Se questa cosa rappresenta uno svantaggio o meno, non riesco proprio a capirlo, ma direi che immeregersi in un'altra cultura nazionale, significa proprio questo: conoscere altri modi di vivere e avere più consapevolezza delle proprie radici che troppo spesso crediamo di conoscere senza esserci mai impegnati davvero per comprenderle.